Vivere il territorio in simbiosi

Sono le quattro del pomeriggio di una tranquilla domenica autunnale. L’aria è tiepida e quieta. La vela è già stesa al suolo, pronta per il decollo. Mentre indosso la tuta, una coppia di giovani caprioli balza fuori da una macchia di querciole accanto a me, e si avvia guardinga lungo il prato limitrofo. Rimango immobile. Il maschio ad un tratto mi vede e si blocca, i muscoli tesi pronti a scattare. Per attimi interminabili ci fissiamo negli occhi, studiandoci a vicenda a pochi metri di distanza.
All’improvviso il quadrupede emette un acuto bramito, e si invola come un fulmine lungo il pendio erboso, seguito dalla femmina. In breve scompaiono a grandi balzi nella vegetazione che costeggia il laghetto in fondovalle.

Sorrido e continuo la vestizione, avvio il motore e mi preparo al decollo con ancora quei miti occhi scuri nella mente. In volo ripercorro le creste della valle, giocando con le deboli ascendenze tipiche della stagione e dell’orario, osservando da vicino boschi, casolari, radure e rupi solitarie, in compagnia delle rondini che fra poco partiranno verso sud. Il mio animo si colma di colori caldi, di scorci suggestivi che emergono dalla foschia scaldando il cuore.

Esperienze come questa sono possibili grazie al volo in paramotore, che porta a vivere la natura e il territorio dall’interno, in simbiosi con le brezze di valle e le correnti termiche e dinamiche, assaporando i colori e i profumi rurali che il nostro meraviglioso paese riesce ancora a regalarci, a pochi passi dalle città.

Volare in aereo è bellissimo, una esperienza di grandi spazi, di velocità, di controllo di una macchina straordinaria che moltiplica all’ennesima potenza le possibilità umane; il volo in paramotore è differente, non meno emozionante ma più intimo, raccolto, immerso nel paesaggio e nel suo respiro. La praticità e l’economia di esercizio sono facilmente intuibili ma, a parte questo, che sensazioni regala e quali possibilità offre il volo con il parapendio motorizzato?
Avete mai vissuto l’emozione di sorvolare una stalla di campagna, una sera d’estate, e di avvertirne chiaramente il calore, sul viso e sulle mani, sulla vela, l’odore acre che riporta alla mente le cose vere della terra, il lavoro umano e il fiato delle bestie? O il privilegio di decollare correndo con le vostre gambe, magari da un campo innevato, affondando faticosamente nella neve fino a quando i vostri piedi la sfioreranno appena, segno inequivocabile che il prodigio sta per ripetersi?

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Tratto da Aviazione Sportiva – n.96