Atmosfera terrestre

L’aria che respiriamo, e che avvolge la terra da 0 a 100 km,  è costituita da una miscela di gas presenti in percentuali costanti: 78% da azoto, 21% da Ossigeno, 1% da Argon, Anidride Carbonica (0,03%), Vapore acqueo (H2O) 0,33% in media, ed altri gas in percentuale minore.  Azoto ed ossigeno quindi compongono il 99% dell’atmosfera.

L’atmosfera terrestre è suddivisa in strati a seconda della distanza dalla superficie. Nel volo a paramotore e veicoli leggeri ci interessa solo la parte di atmosfera chiamata Troposfera che ha un’altezza variabile da 8 km ai poli ai 17 km all’equatore. (11-12 km alle latitudini intermedie).

Effetti dell’aumento di altitudine

Con l’aumento dell’altitudine si verificano i seguenti effetti sull’atmosfera:

  • riduzione della Pressione Barometrica, della Densità dell’aria e dell’Umidità
  • aumento della Ventosità e delle Radizioni solari

All’aumentare dell’altitudine, vi è anche una minor quantità di ossigeno che ad ogni respirazione raggiunge i nostri polmoni (a causa della riduzione della pressione atmosferica); il sistema circolatorio porta meno ossigeno ai tessuti muscolari, con progressivo calo di efficienza dell’organismo (stimabile attorno al 30% a 3.000 metri).

Fino a circa 5-6.000 metri d’altitudine si riesce a respirare abbastanza agevolmente, ma anche se il paramotore tecnicamente si può spingere a grandi altezze è però consigliabile non spingersi oltre i 3.000/4.000 metri di altitudine, in particolar modo senza adeguato acclimatamento alla quota.

La mancata acclimatazione può dare luogo già ad altezze di 2000 m ad una serie di sintomi che vengono definiti come « male di montagna acuto ». Essi consistono in nausea, vomito,  cefalea, astenia muscolare, vertigini. Questi disturbi sono soggettivi, variano con la rapidità con cui una certa quota viene raggiunta e tendono a ridursi sino a scomparire mano a mano che si protrae la permanenza  in altura.

A quote superiori ai 3000 m vi possono essere disturbi da ipossia acuta che consistono, oltre a quelli già elencati, in difficoltà di concentrazione e senso di smarrimento oppure di euforia, condizioni che possono portare il soggetto a compiere gesti azzardati e pericolosi.

Il mal di montagna è provocato soprattutto dalla diminuzione dell’ossigeno nell’aria, ma anche la diminuzione della temperatura esterna e la disidratazione hanno qualche influenza. La terapia è semplice:  nella maggior parte dei casi si risolve il tutto con dell’Aspirina ed un po’ di riposo.

La pressione atmosferica

L’atmosfera ha un suo peso. Il peso dell’atmosfera è detto pressione atmosferica.

Gli strati più bassi dell’atmosfera sono più compressi e più densi perchè sostengono il peso dell’aria sovrastante.

La pressione atmosferica,  pari a 760 mmhg o 1013 mb (1 atm) sul livello del mare a 0° C (e 45° di latitudine) è decresce con l’altura, fino a ridursi di circa la metà all’altitudine di 5500 m s.l.m., per arrivare a 259 mm Hg sul monte Everest (8848 metri dal livello del mare). La pressione atmosferica è data dalla somma delle singole pressioni parziali dei gas che la compongono.

Poiché il vapore acqueo pesa circa la metà degli altri gas, l‘aria, quando è umida, risulta più leggera dell’aria secca. Anche l’aria calda è più leggera dell’aria fredda e tende a salire verso l’alto.

Dove ci sono masse d’aria calda e umida avremo zone di bassa pressione, mentre dove l’aria è fredda e secca, avremo zone di alta pressione. Le masse d’aria non si muovono solo in senso verticale ma anche in orizzontale spostandosi da zone di alta pressione e zone di bassa pressione.

Relazione tra pressione e temperatura

A seguito di variazioni di temperatura al suolo varia la densità dell’aria e di conseguenza varia la pressione.

Vi sono delle variazioni di pressioni al suolo, sia stagionali (d’estate la pressione è massima sugli oceani e minima sui contimenti mentre d’estate l’opposto) e giornaliere.

Superfici isobariche

Le superfici isobariche sono punti di eguale pressione, anche se a quote diverse.

Le isoipse uniscono punti con la stessa quota ad intervalli di 40 e 60 metri.

La distanza tra superfici isobariche dipende dalla temperatura dell’ar4ia intermedia in quanto:

– temperatura alta, aria dilatata, la distanza delle isobariche cresce;

– temperatura bassa, aria compressa, la distanza diminuisce.

In una cartina isobarica dove le isobare dove sono più vicine c’è più vento.



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