Com’è fatto

Come é fatto un paramotore?

Filglio diretto del più conosciuto parapendio da volo libero, ricalca in toto la struttura e l’aspetto di quest’ultimo, almeno per ciò che attiene la velatura. E’ solo in certi particolari infatti, non visibili a prima vista, che le ali specificamente studiate per l’impiego motorizzato si differenziano da quelle concepite per il solo volo veleggiato: profili, assetto, carico alare sono gli aspetti più importanti; ma moltissimi parapendio possono essere impiegati indifferentemente sia in volo libero che motorizzato. In un certo senso infatti, il paramotore si può definire come un mini-motoaliante, un motoveleggiatore, un mezzo insomma dove più che mai il motore é “un qualcosa in più” che ne amplia le possibilità, ma col quale, ammesso che si voli con un minimo di giudizio, l’eventualità di una piantata motore non rappresenta certo un problema.
Ecco quindi che l’ala altro non é che una struttura a cassoni in tessuto rip-stop a bassa grammatura, mantenuta in pressione dal vento relativo attraverso le caratteristiche aperture sul bordo d’entrata, e gonfiata dal pilota stesso all’atto del decollo. In volo la costruzione risulta molto tesa ed in pressione, se si potesse raggiungere con la mano sembrerebbe di toccare un gommone nautico. Il fascio funicolare (in materiali aramidici o similari) sostiene pilota e telaio ed assicura il giusto assetto alla calotta. Queste vele presentano una superficie stesa che va all’incirca dai 22 ai 32 metri quadrati per i monoposto, fino ai 42 ed oltre per i biposto (un monolocale!), per un allungamento dai 4,5 ai 6 punti; valori che in volo si riducono nella misura di un 10-15% a causa della caratteristica campanatura. Tutto ciò per mantenere in genere un carico alare reale entro un valore approssimativo di 5 kg/mq (bisogna pur sempre decollare ed atterrare sulle proprie gambe!). Il peso dell’ala completa si aggira sui cinque/otto kg, e ripiegata si ripone in una sacca.

Sei-sette metri più in basso se ne sta il pilota comodamente seduto nel suo imbrago, imbrago che gli consente di passare rapidamente dalla posizione seduta a quella in piedi e viceversa. Alle spalle il telaio, che può essere in alluminio, acciaio, titanio o fibra di vetro, assolve al compito di ospitare il gruppo motopropulsore composto da motore, riduttore ed elica, ben protetto dalla sua gabbia con rete; alloggia inoltre il serbatoio e garantisce la corretta interazione con la vela e la selletta del pilota.
Sono ormai universalmente impiegati motori monocilindrici a due tempi di cubatura compresa tra gli 80 e i 200 cc, con potenze erogate dai 12 ai 30 cavalli, anche se in giro si comincia a vedere qualche quattro tempi. Il suddetto propulsore attraverso un riduttore a cinghia o meccanico, a volte con l’interposizione di una frizione centrifuga, aziona un’elica per lo più bipala con diametro tra il metro e il metro e trenta.

Il paramotore completo, a secco, pesa dai venti ai trentacinque chili per certi modelli per fortuna oramai obsoleti. Una volta smontato con pochi e semplici gesti, si ripone con facilità nel baule dell’auto.

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